ASSOCIAZIONE COSMOARTISTICA
Presidente Dr.ssa Angela Marchi, Psicologa
 
 

FILM E CHIAVE DI LETTURA

"Per non accontentarsi di un semplice sguardo di superficie"

4 marzo:

"Non è mai troppo tardi" di Rob Reiner

 

18 marzo:

"Mangia, prega, ama"
di R. Murphy

 

1 aprile:

"P.S. I love you"
di R. Lagravenese

 

15 aprile:

"Qualcosa è cambiato" di J. L. Brooks

 

"Gente comune"
di Robert Redford

 

"Caso mai" di
Alessandro D'Alatri

 

"Into the Wild"
di Sean Penn

 

"Invictus" di Clint Eastwood

 

"The Millionaire"
di Danny Boyle

 

"The Burning Plain"
di Guillermo Arriaga

 

"Ritratto di Signora" di Jane Campion

 

 

 

 

 

 

 

 

due domeniche al mese, ore 16 - 19,30

conduzione Dr.ssa Angela Marchi, psicologa sophianalista, in collaborazione con uno staff

Ci sono film commerciali, banali o spettacolari, e ci sono film di autore. Tra questi ci sono film che sono autentiche opere d'arte.

A questi film noi dedichiamo la nostra attenzione nel tentativo di cogliere la ricchezza che essi contengono, per meglio capire la nostra vita e quella degli altri.

Il linguaggio delle immagini non sempre è facilmente comprensibile e subito traducibile in significato e parole, perchè spesso in un film ci trovi parti della tua vita, desideri, paure e sogni che pensi realizzabili "solo nei film".

Impariamo a scoprire insieme, il "nesso invisibile" che sempre collega le immagini alla nostra vita.

* Le proiezioni sono volte anche a promuovere il Concorso "Premio Cinema e Narrativa, dedicato a Sandra Brabanti" (18-30 anni) www.microcosmo.org

 

COS’È L’ANALISI SOPHIARTISTICA DI UN FILM:

“(…) Il linguaggio delle immagini non sempre è facilmente comprensibile e subito traducibile in parole; né accade che esso sveli prontamente il suo significato intenso e profondo.

(…) Il fatto è che le immagini non vogliono solo esser viste, vogliono essere contemplate.

E la contemplazione richiede tempo, dedizione, riflessione, interrogativi e attesa di risposte.

(…) Le opere filmiche possono essere intese come il mezzo di una “comunicazione profonda” tra il regista che le concepisce e le crea e il pubblico che le va a vedere, allora è importante interrogarsi e non mollare la presa, finché non appare chiaro il senso di ciò che il regista voleva comunicare.

Se poi il regista è riuscito a realizzare un’opera d’arte, il senso, il significato da cogliere, non è mai uno solo. E’ proprio dell’opera d’arte racchiudere in sé molti significati e non uno solo. E, di questi significati, a volte, il regista ne conosce uno solo, a volte non ne conosce nessuno.

Non sempre la critica cinematografica aiuta lo spettatore a capire il senso di un film, preoccupata com’è a interrogarsi più sullo stile cinematografico usato dal regista che a indagare su quello che il regista voleva comunicare ed è riuscito a comunicare con la sua opera. Io non mi occupo di critica cinematografica. Io esploro la vita e i suoi significati profondi, quelli che la rendono degna di essere vissuta. Mi sono accorto che sono molti i registi che pure esplorano la vita e cercano di comunicarne i contenuti, usando le immagini filmiche. E’ un vero peccato che questa ricchezza vada perduta perché non c’è, o non s’è creato ancora, un vasto atteggiamento culturale che incoraggi gli spettatori a non accontentarsi di un semplice sguardo di superficie quando vanno al cinema per vedere un film o quando glielo offre la televisione in casa o quando lo noleggiano o lo acquistano in videoteca. E’ come avere un tesoro nascosto nella vigna e non far nulla per cercarlo e condurre una vita povera e grama, lamentandosi della sorte.

(…) Contemplazione, in questo caso, vuol dire considerare un film come fatto da tante tessere di un mosaico e convincersi che nessuna di queste tessere è stata messa lì per caso: ognuna è indispensabile per poter capire la figura d’insieme. Ma ogni tessera ha due facce, una manifesta e una latente. Quella manifesta serve per raccontare una storia e quella latente serve per imprimere a questa storia un significato particolare, quello che il regista vuole condensare nella sua opera per parlare del modo come lui vede la vita e come vede i suoi problemi, siano essi sociali, storici o esistenziali. Le immagini, a differenza delle parole, hanno infatti questo enorme potere di saper condensare più significati in una stessa immagine. Solo con la chiave del contemplare è possibile aprire il forziere delle immagini ed estrarne i gioielli che contengono. Contemplare significa partire dalla faccia manifesta e approdare a quella latente. Tra l’una e l’altra c’è un viaggio da fare e questo viaggio è opera del contemplare.

Lo spettatore che ha fretta o che non è educato a saper leggere le immagini, si ferma sempre e solo alla faccia manifesta e mai a quella latente. Ma così può solo capire la storia che il regista racconta e non quello che voleva comunicare attraverso la storia narrata. E’ come guardare le telenovele. Storie lacrimose e interminabili che nulla hanno a che vedere con le opere filmiche. Una chiave di lettura è una chiave per aprire il forziere delle immagini.

E’ un modo di tagliare un film come si taglia una pietra preziosa e darle quelle sfaccettature che essa conteneva ma non erano visibili.

(…) L’essere fedele al regista mi permette di entrare nel suo mondo e di guardare il mondo e la vita con i suoi occhi. L’essere fedele a me stesso mi permette di dialogare con il regista, essendo io il suo interlocutore e il destinatario privilegiato della sua comunicazione. Dialogando con il regista, dialogo anche con me stesso, e gli interrogativi che lui si pone sono gli interrogativi che io mi pongo; le soluzioni e le risposte che lui mi offre le confronto con le risposte e le soluzioni che io già posseggo e poi faccio un confronto. E’ qui che avviene lo scambio di comunicazione tra me e il regista che ha fatto il film. Nella fecondazione biologica, da due esseri diversi ne viene fuori sempre un terzo che è radicalmente nuovo rispetto a chi l’ha generato. Se io mi lascio fecondare da un artista nasce in me una creatura nuova che prima non esisteva. Lasciarmi fecondare è un lavoro attivo e non un’azione passiva. L’ovulo non è mai passivo di fronte allo spermatozoo, né prima né dopo che è avvenuta la penetrazione. Io posso oppormi alle idee del regista e all’immaginario filmico da lui creato. Io posso aprirmi e dialogare con lui e, dialogando con lui, interpellare le mie parti profonde, scontrarmi con gli schemi mentali acquisiti e decidere se voglio cambiarli o meno, se voglio cambiarmi oppure no. Io ho un corredo genetico e lui ne ha un altro diverso. Fusi insieme danno origine a una vita che prima non esisteva. Questa fusione è un’opera d’arte e quindi non soltanto il regista è un artista, ma anch’io sono un artista, divento un artista, nel momento in cui do inizio alla fusione di due mondi diversi e sconosciuti tra loro. In questo libro si parla pure di sophia-art.

(…) Ho creato la sophia-art perché volevo essere un artista della mia vita e aiutare molti altri a diventare artisti della loro vita e della vita dell’universo. Un vero artista è colui che cambia l’essenza e l’esistenza di sé, delle cose e del mondo, attraverso la creazione di un’opera d’arte. Questo è il significato della presenza dell’arte nella vita dei popoli. Dare un senso alla vita che è fatto di continua trasformazione e di continua creazione di nuova bellezza.” (A.Mercurio,1995;La vita come opera d’arte e la vita come dono spiegata in 41 film).