
LETTURA SOPHIARTISTICA del film “legami” di p. almodovar
realizzata dalla Dr.ssa Angela Marchi
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Questa chiave di lettura, da me elaborata nel giugno del 2000 per un lavoro di gruppo sul come entrare nella gioia di vivere, mi auguro possa oggi servire a voi che siete qui, come una ” lente” per leggere dietro e dentro le immagini di questo splendido film e che vi aiuti a scoprire ciò che inizialmente non è visibile se non con gli occhi del cuore. Ricky è orfano dall’età di 3 anni e ha trascorso tutta la sua vita in vari istituti assistenziali da cui è fuggito più volte; all’età di 16 anni viene messo in una clinica psichiatrica dove impara molti mestieri, continua a scappare ogni tanto ma ritorna sempre. In una di queste fughe conosce Marina e da quel momento la vita di Ricky cambia: decide di darsi un progetto, il progetto di amarsi e amare una donna. Questa decisione è come un faro che illumina la vita di Ricky fino ad allora oscura, fatta di assenze di ricordi e di assenze di calore. Aggrappandosi saldamente al suo progetto troverà la forza di farsi rilasciare dall’ospedale psichiatrico e andare verso la vita, verso Marina. La direttrice dell’ospedale psichiatrico non vuole lasciarlo andare libero per il mondo, piange perché non può più possederlo: è il pianto delle tante madri che nutrono e crescono i figli per poi divorare la loro identità e la loro esistenza e che quindi non tollerano che i figli si possano separare da loro.Le tante madri che con mille modalità diverse manipolano la vita dei figli da dietro le quinte come abili burattinaie, nascondendosi poi continuamente dentro la menzogna del “bene per i figli”. Se ritorniamo indietro alla primissima immagine del film vediamo la Vergine Maria, l’Immacolata Concezione che richiama appunto la madre addolorata, e sotto di lei l’immagine del figlio Gesù Cristo a evocare il legame indissolubile madre-figlio. Di Marina sappiamo che ha un passato da tossicomane e da pornostar, un padre ladro; quando era piccola lavorava in un circo e domava cavalli. Marina è ora su un set cinematografico dove sta dialogando con la morte senza volto, ma questa è solo l’ultima scena del film “Il fantasma di mezzanotte” o ciò che Marina porta dentro da un tempo più remoto? Quel personaggio senza volto è il suo mostro interno, è l’angoscia di morte racchiusa nel suo cuore da un tempo infinito…,ma vedere il suo fantasma e stringergli il cappio al collo non è sufficiente per liberarsene. Così, un minuto dopo, la vediamo ondeggiare nel vuoto aggrappata al cappio che la tiene legata al suo carnefice e ci vorrà tutta la forza e la “violenza costruttiva” di Ricky affinché Marina possa veramente trasformare la sua storia, fatta di piacere sadomasochista per entrare nella gioia di vivere: piangendo e cantando con la vita e con un uomo. Il regista del film sulla sedia a rotelle rappresenta quella parte di noi e dell’umanità che avidamente vuole possedere la bellezza prima (quella che è frutto della natura); quella parte di noi e dell’umanità che è paralizzata perché non vuole saperne di crescere e continua ad illudersi di possedere la vita esercitando il potere del bambino onnipotente che vuole tutti ai suoi piedi, che assoggetta tutti alle sue pretese. Così come il regista ha fame di bellezza, Marina è abituata ad usare la sua bellezza come arma di seduzione. Molti uomini le hanno promesso di toglierla dalla strada e di proteggerla, ma l’hanno solo usata. La moglie del regista ci fa vedere ancora meglio la doppia faccia della medaglia del piacere sadomasochista. Perchè si fa possedere da tanto squallore, dalla pretesa e dalla prepotenza del marito? Qual’è il beneficio secondario se non quello di possedere a sua volta il marito, affinché non si separi mai da lei! Il progetto di quella donna, e di tante donne, è quello di mantenere l'uomo bambino; se cresce e invecchia solo fisicamente e non si sviluppa come persona e come uomo avrà sempre bisogno di lei accanto per tutta la vita. Per cambiare la nostra storia abbiamo bisogno di riconoscere quanto questa “volontà di dominio” alberghi in ognuno di noi e intanto possiede la nostra vita, prima individuale e poi di coppia. La “volontà di dominio” è uno dei tanti carnefice interni da cui ci facciamo legare e imbavagliare per coltivare l’odio e la vendetta verso noi stessi, verso gli altri e la vita intera. Ma se prestiamo attenzione e ci permettiamo di andare oltre il piacere della vendetta scorgeremo un dolore sordo dentro le nostre vite imprigionate, la nostra vera identità di persone che batte forte a pugni chiusi dietro la porta della prigione, il nostro desiderio di autenticità, i nostri progetti di vita e di amore. Nel film Ricky rappresenta il Sé (la saggezza) che “costringe” la parte bambina che è in noi a diventare adulta; è quella violenza necessaria che dobbiamo farci se vogliamo svilupparci come uomini e come donne e non rimanere sempre come bambini che rifiutano di crescere e di sviluppare al massimo la luce racchiusa dentro ai nostri buchi neri. Se quando avete visto questo film vi siete ribellati, come me, nel vedere cosa Ricky fa a Marina, provate a chiedervi, come ho fatto io, se questo non parli della vostra parte bambina che non ne vuole proprio saperne di diventare adulta. Proviamo a chiederci se siamo così tanto abituati a violentarci continuamente, in piccole e grandi cose, da confondere la “violenza necessaria per crescere” con la violenza malsana che ci infliggiamo ormai in modo automatico ogni giorno e che si è dunque trasformata in piacere sadomasochista. Un giorno Marina, mentre Ricky è fuori casa, riesce a liberarsi: fa velocemente la valigia, sembra voglia scappare…,ma poi la vediamo che si rimette le corde intorno alle mani e il cerotto sulla bocca. Ora è lei a legarsi!! Ricky rientra a casa, è stato picchiato. Marina si prende cura di lui e mentre gli disinfetta le ferite e lui le racconta dell’unico ricordo dei suoi genitori da piccolo, sente di amarlo molto. Ora Marina sa che è assolutamente necessario farsi legare al letto, proprio come per Ulisse è assolutamente necessario farsi legare mani e piedi all’albero della sua nave per non cedere alle lusinghe delle Sirene che attirano i naviganti con il loro canto seduttivo facendogli dimenticare la via. Ulisse è deciso a rientrare in patria proprio come Marina ha deciso di restare accanto a Ricky, ma è “folle” pensare di riuscire a compiere un’impresa così ardua senza che le forze della ribellione, della seduzione e il miraggio dell’apparente libertà non prendano il sopravvento, se non ci premuniamo della saggezza di legarci ben saldi al nostro progetto. Nell’ultima scena del film è Marina a correre con la sorella Lola alla ricerca di Ricky, ad abbracciarlo felice per donargli il suo amore senza più riserve e mentre in macchina cantano tutti insieme Marina sente tutto il suo dolore, da anni congelato, emergere dal suo cuore. Grazie alla forza amorosa di Ricky, il fantasma senza volto che tormentava Marina ha lasciato il posto all’incontro con un uomo e con la vita, all’amore e alla gioia di vivere. "……Quando perderò tutte le partite, quando dormirò con la solitudine , quando mi si chiuderà ogni via d’uscita e la notte non mi lascerà in pace, quando avrò paura del silenzio, quando costerà fatica mantenersi in piedi, quando si ribellano i ricordi e mi metteranno contro la parete, resisterò per continuare a vivere, diventerò di ferro per indurire la pelle e anche, se i venti della vita soffieranno forte sono come un giunco che si piega ma continua a stare in piedi. Resisterò!" |