
LETTURA SOPHIARTISTICA del film “Pane e tulipani” di S. Soldini
realizzata dalla Dr.ssa Angela Marchi
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Pochi film racchiudono in sé tanta poesia, semplicità e bellezza da lasciare profondamente commossi: ”Pane e tulipani” è uno di questi. E' un invito per tutti noi “…a lasciare il freno della razionalità… e a prendere la barca della fantasia… per stappare, a bordo, la bottiglia dell’ENTUSIASMO”. Come stiamo noi ad entusiasmo? Se siamo governati dalla razionalità (psiche) come possiamo entrare nella gioia di vivere, come possiamo imparare a diventare fluidi come l’acqua, a scorrere come l’acqua e a non opporre resistenza alla vita? La protagonista del film, Rosalba, è piena di entusiasmo nonostante abbia sposato un uomo arido, egoista ed arrogante, ha conservato la freschezza e la gioia di una bambina e di una donna che vuole assaporare la vita. Prendiamoci anche noi una vacanza dal nostro carceriere, allontaniamoci per un po’ dal nostro sadomasochismo per scoprire com’è bello essere liberi; poi, con amore, continuiamo a coltivare il nostro spazio di libertà, a seguire la corrente che ci spinge a liberarci dai condizionamenti passati e il nostro legame col piacere malsano perderà forza. Il saggio fioraio nel film dice: “le cose belle sono lente. Bisogna imparare ad aspettare!” Anche Fernando sta aspettando, ma la sua attesa non ha a che fare con la vita, ma con la morte. Fernando ha ucciso un uomo, l’amante di sua moglie, ora è libero dalle sbarre del carcere ma è rimasto imprigionato dentro: la colpa lo segue ovunque ed è così che ha deciso di dare fine alla sua “triste vita” . E noi cosa stiamo aspettando? Il tempo che passi il monsone per levare l’ancora e partire all’insegna della vita come opera d’arte, o il tempo per affondare sempre più giù risucchiati dal piacere vittimistico del crogiolarsi nelle vecchie ferite? Se non ci fosse stata Grazia a dare a Fernando una spinta amorosa, forse lui se ne starebbe ancora lì con la “porta” chiusa a pensare che la vita è ingiusta, visto che prima gli ha donato Rosalba e poi l’ha fatta ritornare lì da dove era venuta; o ancora , Fernando si sarebbe già impiccato. Ma se Grazia rappresenta la spinta decisionale del Sé, rassicuriamoci: tutti ne abbiamo uno che ci spinge a partire e ad amare, se ci mettiamo veramente in ascolto di noi stessi e dei nostri progetti. Fernando ha ascoltato il suo Sé, ha deciso che non era più tempo di espiare per il male fatto (l’omicidio), ma di gioire e così è partito per dichiarare il suo amore a Rosalba. Fernando ha deciso di rinunciare all’odio per se stesso e per la vita donandosi il progetto di essere un uomo libero, con accanto una compagna da amare. Possiamo fare ora un parallelo e vedere Fernando come Ulisse che decide di amarsi e di amare una donna, liberando Rosalba (Penelope) dai Proci (il marito) che divorano la sua vita Così il finale è un’esplosione di bellezza dove l’armonia e la gioia danzano insieme a tutti quei personaggi del film che hanno deciso di trasformare veramente le loro esistenze, passando attraverso la cosa più dolorosa: la perdita di ciò che si è fino a quel momento per cercare una nuova identità più autentica, più vera. |